Gianmarco Codato, la giovane promessa italiana che disegna il cambiamento senza dimenticare le radici

Uno stile minimalista ma audace che regala ad ogni pezzo la capacità di stare da solo e allo stesso tempo di ritrovare un nuovo senso insieme agli altri: quando il design diventa una metafora di vita

Si chiama Gianmarco Codato, ha 30 anni, una vita in due città (New York e Castelfranco Veneto) e tanti sogni nel cassetto. Figlio di quello che è stato uno degli architetti italiani più conosciuto al mondo, Lino Codato, si laurea in Industrial Design presso lo IUAV di San Marino e nel 2012 inizia a collaborare con diversi studi di design italiani per trasferisci in seguito a New York e Los Angeles, dove affina le sue capacità in progetti freelance per studi di Design, Comunicazione e aziende del settore.

Ad oggi nello studio LINO CODATO DESIGN & COMMUNICATION sviluppa principalmente progetti legati al furniture design, con una particolare attenzione alla ricerca dei materiali utilizzati, al centro di un necessario quanto fondamentale equilibrio tra essenzialità, estetica e funzionalità.

Definito come “minimalista”, il suo stile si mostra audace, con un focus mai banale sui dettagli, che donano alla sua arte la capacità di regalare leggerezza, una leggerezza mai scontata in un mondo sempre più “pesante”.

Ha disegnato per Meme Design i modelli “Meme Design BALLOON” (mensola), “Meme Design WAY” (tavolini) e “Meme Design ETTA” (portabiciclette).

mensole codato

Un giovane designer con la capacità di irrompere con delicatezza senza la pretesa di grandi “rivoluzioni”, ma con l’importante obiettivo di ridisegnare ciò che già esiste, per migliorarlo, per migliorare, per migliorarsi.

1)Cosa significa essere designer oggi?

<< Io sono ancora “alle prime armi”, perchè per quanto abbia già percorso della strada credo ce ne sia ancora molta da percorrere. Sicuramente è una professione affascinante, poiché esiste già tutto. Oggi la vera innovazione non è creare qualcosa di nuovo ma migliorare quello che già esiste. Il design è e deve essere un agente di cambiamento, un valore aggiunto, non solo per l’industria, ma per il mondo in cui viviamo >>

2) Hai disegnato per Meme Design la mensola “Ballon”, possiamo affermare che nella scelta del design di questo prodotto ci sia di fondo una necessità di leggerezza?

<<Sicuramente la forma del “palloncino” da cui deriva il nome stesso della linea dona al complemento d’arredo linee morbide, sinuose attraverso l’utilizzo del metallo, un materiale naturale e pesante, creando così una sorta di paradosso: un metallo pesante che proprio grazie alle linee curve del palloncino si “muove verso l’alto”, donando non solo leggerezza ma anche rallegrando il muro. Un oggetto che vuole essere prima di tutto divertente.>>

codato meme3) La linea di tavolini che hai disegnato,  nati dalla metà dell’intersezione di due cerchi, selezionati poi anche  per il DIG Festival 2017 di Riccione, si chiama Way. Come mai hai deciso di darle questo nome?

<<Way sta ad indicare sia un “modo di essere” che la “strada”, la direzione, anzi le direzioni: le forme dei tavolini che creano movimento, rompendo la circolarità perfetta, allo stesso tempo sembrano avere la necessità di riunirsi per raggiungerla nuovamente.>>

4) Cosa puoi dirci invece circa la linea di porta biciclette “Etta?”

<< Il Nome Etta deriva certamente da “bicicletta” ma anche e soprattutto dalla parola graffetta, l’icona alla quale è ispirato questo oggetto di design, rivisitato in chiave moderna e come oggetto di living. La semplicità e l’essenzialità ancora una volta sono gli elementi centrali, accompagnati dalle linee sinuose che donano un movimento continuo.>>codato portabicilette

5) Cosa ti ispira maggiormente nel lavoro di tutti i giorni?

<<Più che ispirazione, parlerei di guida. A guidarmi sicuramente sono le persone che mi circondano nel quotidiano, ma l’ispirazione è e può essere ovunque. La mia è una costante ricerca  volta alla creazione di prodotti che siano tesi a generare cambiamento a partire da quello che abbiamo già a disposizione. Per renderlo migliore. >>

E forse l’unico vero cambiamento parte proprio da qui.